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28/11/2018
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Ferla

La Provincia

Nella valle ai piedi di Ferla c’è un luogo d’incanto dove l’Anapo attraversa uno scenografico fondale di fronde ed esce di scena, si fa invisibile. Ricomparirà dopo un laborioso percorso tra le rocce. Sopra, in paese, sul palco ai piedi della scalinata del convento dei Cappuccini, nella notte del 3 settembre si sono spente le luci della rassegna Lithos. Quel fiume in piena di energie che ci ha trascinati e cullati per le serate della manifestazione scomparirà nei laboriosi giorni senza riflettori, perché l’edizione 2007 si possa realizzare nell’alveo della migliore tradizione Lithos, eppure nuova, sorprendente e vitale. Il direttore artistico Carlo Muratori, ai microfoni della webradio, chiudeva infatti non tanto con un bilancio ma con il pensiero rivolto all’anno che verrà. L’ottava edizione sarà “tematica”? Lascerà la scalinata del convento per spostarsi in uno spazio capace di accogliere un pubblico più numeroso? Così come l’abbiamo vista, Lithos è forse la più interessante rassegna di musica “popolare”. Dire se è o non è “la più prestigiosa vetrina” musicale non spetta ad una cronista appassionata quanto incompetente. Da questo modesto punto di osservazione ci si ferma alla constatazione che le tre serate hanno racchiuso in un petalo di fiore sei autentiche interpretazioni della musica con radici nella cultura tradizionale, ovvero nelle diverse forme in cui alle varie latitudini questa si esprimeva e si esprime. Basta saper scegliere e la parola rassegna non è etichetta svuotata del suo vero significato. Questo magistrale caleidoscopio a Ferla è opera di Carlo Muratori. Ma Lithos è pietra preziosa incastonata in un medaglione formato paese.

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