ERACLE di Euripide - SIRACUSANDO Il Portale di Siracusa

28/11/2018
Vai ai contenuti

ERACLE di Euripide

Rappresentazioni Classiche


Ma Teseo, il mitico re ateniese emblema, nel teatro attico, del «tiranno» ‘giusto’ e ‘inclusivo’, interviene, come campione di philía e di xenía, di amicizia e di ospitalità, anche nel finale dell’Eracle di Euripide, l’altra delle due tragedie previste nella programmazione siracusana del 2018. Dramma appassionante e struggente, ricco di inattesi colpi di scena e di intenso patetismo. È il dramma della follia, la follia che colpisce e trascina nella polvere l’eroe civilizzatore e benefattore dell’umanità per antonomasia qual è Eracle. Eracle è un eroe ‘positivo’ in tutta la prima parte di questa tragedia, salva in extremis la propria famiglia dalla strage macchinata da Lico, il tiranno usurpatore del trono di Tebe al quale riesce a tendere un agguato mortale. Nella seconda parte del dramma, proprio come Edipo, vede paradossalmente ribaltato il proprio destino personale e irreparabilmente ‘contaminato’ il proprio statuto eroico allorché incorre nell’irrazionale vendetta di Era, dettata da un’antica gelosia coniugale, la quale, avvalendosi della potenza obnubilatrice di Lyssa, lo induce a uccidere, in un raptus di follia, quegli stessi familiari, moglie e figli, da lui poco prima sottratti a morte sicura, dando vita a una delle rappresentazioni più lucide e spettacolari, mai offerte dal teatro antico e moderno, del delirio della mente umana.
Entrambi, dunque, Edipo ed Eracle, contaminati e precipitati nella più cupa disperazione per le proprie involontarie colpe, riconosceranno nell’amicizia di Teseo – e dunque, fuor di metafora, in Atene – la luce della solidarietà e dell’accoglienza. Sul piano etico, poi, la moderna lezione che se ne ricava è che non già il suicidio (al quale era approdato ad esempio Aiace, incapace di sostenere il peso della propria vergogna), bensì la virile sopportazione del dolore causato dalle proprie colpe, contraddistingue la condotta di un eroe (e ovviamente di un tiranno) incorso nella sventura, e costituisce la più degna conclusione della sua esistenza. Ed è così che l’antico eroe sovrumano muore per rinascere come uomo: questa volta egli riceve, anziché dare, l’aiuto del prossimo, e sopporta le sofferenze dei comuni mortali.
Copyright © 1999/2018 - Siracusando.it - Tutti i diritti riservati
Torna ai contenuti