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13/03/2019
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Augusta

La Provincia

Secondo alcune fonti Augusta fu fondata dall’imperatore Augusto nel 42 a.C.. Ma fu Federico II di Svevia a renderla una città strategica nel corso del suo primo viaggio in Sicilia. Di quel periodo Augusta conserva la sua conformazione urbanistica a scacchiera e l’ampia mole del Castello Svevo, trasformato dai Borboni in carcere alla fine del XIX secolo, funzione che ha avuto sino agli anni '70. Augusta divenne importante porto militare nel periodo aragonese e nel 1571 ospitò la flotta cristiana che avrebbe affrontato i Turchi a Lepanto. Ha rivestito un ruolo strategico nel controllo delle rotte del Mediterraneo anche nel corso della Seconda guerra mondiale. Ancora oggi Augusta è un’importante base della Marina militare.
L’ingresso della parte più antica della città è segnato dalla Porta Spagnola, costruita nel 1681. A Sud la città si affaccia sulla Rada di Augusta, racchiusa da un’ampia diga foranea. Spiccano nel porto le fortificazioni spagnole della città, i forti Garcia e Vittoria (realizzati verso la metà del Cinquecento) e il forte Avalos, eretto nel 1569. Nel centro storico la chiesa della Anime Sante (XVII secolo); San Giuseppe; l’Annunziata; il convento e la chiesa dei Domenicani (XVI secolo su una pianta duecentesca); la chiesa Madre, costruita a partire dal 1644, riedificata dopo il terremoto del 1693 per essere completata nel 1769. Infine, il palazzo del municipio (1699) che presenta sul frontespizio un’aquila imperiale sveva ed una meridiana costruita per ricordare l’eclissi totale del 1870.

Augusta nel Medioevo
di Romina Ancora

Non è semplice parlare di Medioevo ad Augusta. Camminando per la cittadina ci rendiamo subito conto che l’architettura di Chiese e palazzi nobiliari è di origine barocca e neoclassica. Il terremoto del 1693 distrusse gran parte degli edifici e la loro ricostruzione non rispettò lo stile originario. Il pensiero va alla Chiesa di San Domenico con annesso il convento, che fu edificato quando ancora lo Scoglio era quasi del tutto disabitato, prima dell’arrivo di Federico II. Gli storici sono quasi tutti concordi nell’indicare con il termine Medioevo, che significa “età di mezzo”, un periodo compreso tra la caduta dell’impero romano d’occidente (476 d.C.) e la scoperta dell’America (1492), in cui l’anno mille indica il confine tra l’alto e il basso medioevo. Ciò che caratterizzò l’alto medioevo fu la decadenza e, in alcuni casi, la quasi totale scomparsa delle città (quelle civitas che i romani avevano disseminato per l’impero contribuendo alla divulgazione della loro lingua, cultura, leggi e costumi) e la formazione del feudalesimo. Castelli e cattedrali nacquero subito dopo l’anno mille, insieme ai Comuni in contrapposizione al feudo. Così come appartengono al basso Medioevo molte di quelle invenzioni di cui ancora oggi facciamo uso: dalla forchetta dei Bizantini agli spaghetti degli arabi; i bottoni, i pantaloni e gli occhiali. Gli arabi esportarono anche l’algebra e il gioco degli scacchi. Nacque a Bologna la prima Università europea (1088); furono istituite le banche e vide i natali l’istituzione della cavalleria. Proprio qui in Sicilia, sotto Federico II di Svevia, si sviluppò il volgare e la scuola siciliana vide gli albori molto prima di quella toscana. Grazie alle traduzioni del catanese Aristippo  l’Italia e l’Europa conobbe i dialoghi Menone e  Fedone di Platone e il trattato astronomico di Tolomeo l’Almagesto. E fu opera di Jacopo da Lentini se la nostra letteratura si arricchì del sonetto, anticipando il dolce stilnovo. Altro che “tempi bui”…nel basso medioevo si gettarono le basi di tutte quelle discipline umanistiche e scientifiche che si svilupparono nei secoli  successivi. E la famigerata fine del mondo? L’apocalisse che molti attendevano la notte di San Silvestro del 999? Molto probabilmente un’invenzione a posteriori o la lettura troppo alla “lettere” del capitolo 20 dell’Apocalisse, ultimo libro della Bibbia: “Quando i mille anni saranno compiuti, satana verrà liberato dal suo carcere e uscirà per sedurre le nazioni ai quattro punti della terra…”. Fine del mondo che abbiamo atteso con molta meno ansia allo scoccare del terzo millennio e, con altrettanto scetticismo, stiamo aspettando il 21/12/2012. Ogni stagione ha la sua “apocalisse” (senza dimenticarci però che il termine apocalisse significa rivelazione non distruzione!) . In questo contesto storico sorge e si espande la città di Augusta, che nel basso medioevo, sotto Federico II, arriva a far parte del Parlamento di Foggia (1240). Ridotta a un cumulo di abitazioni estremamente povere per le continue incursioni dei pirati, malviventi senz’arte né parte che scorazzavano nei mari del mediterraneo con l’unico scopo di menar le mani e far bottino, lo Scoglio risorge con l’arrivo di Federico II che, dopo averla ripopolata trasferendo le popolazioni ribelli di Montalbano e Centuripe, decide di farne un porto militare a difesa del suo Regno. Cogliendo il suo valore strategico ( lo stupor mundi ci aveva visto lungo: Augusta dai primi del Novecento è uno dei maggiori porti militari e commerciali del Mediterraneo) decide di edificarvi un castello, il castrum Augustae, affidando i lavori di costruzione a Riccardo da Lentini. Sceglie di posizionarlo nel punto esatto in cui sorgeva una torre d’avvistamento normanna del 1072, incorporandola nella struttura. La costruzione risale al 1232, dopo che Federico II , di ritorno dalla V crociata in Terrasanta del 1228/29, mutò la struttura dei suoi castelli adottando blocchi di pietra perfettamente squadrati per la costruzione muraria, membrature architettoniche molto curate e planimetria a pianta quadrata. Nel Medioevo la scelta geometrica del quadrato e del numero 4, con i suoi multipli, non è certo casuale. Il quattro rappresentava la terra (con gli elementi aria, acqua, terra e fuoco) e la Chiesa rivelata attraverso le 4 virtù cardinali (prudenza, giustizia, fortezza e temperanza); quattro sono i venti, le fasi lunari,i Cavalieri dell’Apocalisse, i fiumi del paradiso terrestre,gli Evangelisti etc etc.  E il castrum Augustae non fa eccezione: base quadrata con lati di 62 m e profondità delle mura di 26 m. su una superficie piana di 3844 mq, escluse le torri. Queste ultime sono a pianta quasi quadrata, mentre a metà del lato sud, a difesa dell’ingresso, sorge un torrione attualmente a base pentagonale, ma che originariamente era ottagonale. Molto probabilmente il nome Augusta  deriva dal titolo imperiale di Federico II, imperator semper augustus, il quale le conferì anche l’appellativo di “Città Veneranda”, concedendole l’emblema regale del suo casato: l’ Aquila Imperiale. Emblema che ritroviamo ancora oggi nello stemma della città. L’aquila stringe tra gli artigli delle monete tratte dal mare, a simboleggiare l’antico mestiere degli augustani: la pesca. Purtroppo la cattiva gestione del patrimonio pubblico (il castello dal 1890 al 1978 fu anche una casa detentiva, che deturpò architettonicamente e strutturalmente l’aspetto originario), le erbacce e i vandali nostrani continuano a defraudare gli augustani di una delle pagine più affascinanti della loro storia, il cui protagonista, il castrum, a dispetto di tutto, continua a parlarci di alchimisti, dame, cavalieri e amor cortese, attestando con la sua imponente mole la nascita dell’ Isola delle Palme.

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